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Idea Ambiente http://www.idea-ambiente.it Il blog che ti dice tutto sull'ambiente Sun, 23 Jun 2013 18:15:33 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5 AMS: Advanced Materials Systems http://www.idea-ambiente.it/curiosita/ams-advanced-material-system.html http://www.idea-ambiente.it/curiosita/ams-advanced-material-system.html#comments Sun, 23 Jun 2013 18:14:20 +0000 Alessandro Stoppa http://ambiente.ideavino.net/?p=204 In questo post tratteremo un argomento di cui, probabilmente, in futuro sentiremo parlare parecchio, gli AMS: Advanced Materials Systems.

Spiegare di cosa si tratta non è semplice, parliamo non di un oggetto in particolare, ma di una categoria si prodotti, che si distinguono per elevato livello di tecnologia e impiego in settori “di moda”, ovvero di grande interesse per la popolazione.

Sono prodotti che riescono a dare nuove soluzioni a problematiche largamente diffuse, basandosi sull’utilizzo di materiali innovativi e dalle caratteristiche particolari, (materiali compositi, semiconduttori, polimeri, nanoparticelle ecc) e che ribaltano il concetto che performance di elevata qualità debbano necessariamente essere associate a un elevato costo.

Ma c’è di più, quando parliamo di AMS non consideriamo solo l’oggetto in sé, ma una combinazione unica di materiali, processi tecnologici, relazioni e modelli di business che insieme, attraverso l’ingegneria, creano e catturano valore permettendo di realizzare obiettivi particolari o desideri rimasti insoddisfatti.

I concetti chiave sono:

Individuare opportunità di mercato in cui investire, un settore in cui non sono ancora stati raggiunti gli obiettivi prefissati, o in cui si intuisce la possibilità di nuovi sviluppi;

Trovare l’idea innovativa, basata sull’utilizzo di nuovi materiali, che permetta all’utilizzatore finale (il singolo acquirente come la grande società) di raggiungere un particolare risultato tanto cercato ma mai ottenuto;

Sviluppare una rete commerciale che valorizzi il nuovo prodotto e che ne permetta la diffusione su larga scala.

Le tre principali aree di opportunità che costituiscono il cuore nell’evoluzione dell’innovazione AMS sono:

Opportunità di marketing ben definita: individuare un settore in cui ci siano traguardi non raggiunti o desideri non soddisfatti, come ad esempio carburanti e fonti alternative di energia non collegate al petrolio. È fondamentale un’appassionata comprensione dei bisogni delle persone. Si deve riuscire a vedere attraverso gli occhi dell’utilizzatore finale, per individuare la corretta correlazione tra l’importanza della novità proposta e il prezzo che egli può essere disposto a pagare.

Creazione di valore aggiunto attraverso soluzioni legate a materiali innovativi: l’industria manifatturiera, ad esempio, dimostra che fornire delle soluzioni innovative genera un valore economico superiore a quello delle materie prime utilizzate.

Strategie per incrementare il valore creato: è fondamentale una mentalità aperta, la capacità di capire a fondo le necessità del pubblico a cui ci rivolgiamo, creare network di partner, tecnologie, capacità, per sviluppare e commercializzare nuove soluzioni. Ragionare con questa mentalità aperta produce un trade off tra chi crea e chi cattura valori, e porta le aziende a ragionare in modo diverso sui modi di approcciarsi ai mercati, alle partnership ecc.

Chiudiamo riportando alcuni esempi di AMS:

Settore automobilistico: Casa automobilistica + industria chimica + centro ricerca = collaborazione per produrre materiali più leggeri per costruire automobili dai consumi ridotti. Il nuovo obiettivo che ci si prefigge ora di raggiungere è rendere questi materiali anche riciclabili.

Settore edile: finestre solari, ovvero finestre con la capacità di catturare e immagazzinare l’energia del sole, e di riutilizzarla per l’illuminazione interna e la produzione di energia elettrica. Grazie alle interessanti prospettive di rientro dei costi di investimento iniziali in tempi brevi, questo prodotto ha trovato facilmente aziende specializzate nella produzione di finestre disposte a investire.

Settore sanitario: sottili pellicole da applicare sulla cute, con un effetto simile al tatuaggio, impercettibili alla persona che le indossa, con applicazioni nei campi della diagnostica e anche della cura della persona, con possibili sviluppi di interesse per l’atletica ma anche per la difesa.

Spero che quanto esposto sia stato sufficiente per un primo approccio agli AMS, nonché di stimolo per cercare di sviluppare le vostre personali idee innovative.

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I tre colori primari: meno facili di quanto si pensi http://www.idea-ambiente.it/curiosita/i-colori-primari.html http://www.idea-ambiente.it/curiosita/i-colori-primari.html#comments Sun, 12 May 2013 14:35:01 +0000 Alessandro Stoppa http://ambiente.ideavino.net/?p=198 Questo post nasce dalla curiosità di risolvere un dilemma che mi pongo da tempo: alle elementari mi avevano insegnato che i colori primari sono rosso giallo e blu, quelli che, per intenderci, mescolando le tempere nelle opportune proporzioni permettono di ottenere tutti gli altri colori. Quando si parla di monitor e display però, si fa sempre riferimento ai colori RGB, ovvero red, green e blue. Quali sono quindi davvero i colori primari?

Entrambe le triadi sono corrette, dipende da quale tipo di mescolanza si considera.

La sintesi additiva è il meccanismo con cui funzionano l’occhio umano e anche i display, che sintetizzano tutti i colori affiancando o sovrapponendo punti di tre colori base diversi. Un monitor, infatti, crea le immagini colorate affiancando una gande quantità di pixel rossi, verdi e blu. Questi sono i colori a cui è sensibile l’occhio umano. Analogamente si ha sintesi additiva anche quando si proiettano fasci di luce colorata su di una superficie; in questo caso non si ha l’affiancamento dei colori ma la vera e propria sovrapposizione. Nella sintesi additiva l’unione dei tre colori primari da il bianco (anche se non si direbbe, un’area sul vostro monitor che vi appare bianca, è in realtà composta da pixer RGB affiancati).

Quella dei monitor è definita sintesi per media spaziale (utilizzata in passato anche nei quadri divisionisti, o nelle stampe dei primi comics). Quando si proiettano fasci di luce colorata su una superficie bianca, si parla di sintesi per sovrapposizione. Si parla, invece, di media temporale quando un’unica area della retina è compita in rapida sequenza da luci di colori diversi, e il risultato porta alla percezione di un solo colore ottenuto dalla sintesi dei due inziali, senza che questi vengano percepiti distintamente. Provate a colorare un disco di carta a spicchi rossi e gialli e fatelo girare velocemente sul suo centro: percepirete solo un disco di colore arancione.

Nella sintesi sottrattiva, invece, i colori primari sono i complementari di quelli additivi, ovvero il giallo complementare del blu, il magenta complementare del verde, l’azzurro-ciano complementare del rosso.

La sintesi sottrattiva avviene quando la retina non è colpita direttamente dalla fonte luminosa, ma la luce è riflessa su una superficie, che ne assorbe una parte modificando quello che l’occhio percecisce. Se le tre lunghezze d’onda che l’occhio percepisce in modo più distinto sono, come abbiamo detto, corrispondenti ai colori rosso, verde e blu, i colori primari della sintesi sotrattiva sono quelli che l’occhio vede togliendo una di queste tre radiazioni luminose. Un oggetto che assorbe il rosso, e riflette quindi verde e blu, viene visto come ciano. Allo stesso modo una superficie che assorbe il verde viene percepita come magenta, e una che assorbe il blu come gialla. Da qui la definizione di sintesi “sottrattiva”.

L’unione dei tre colori primari sottrattivi, di conseguenza, da il colore nero, perché vengono sottratte tutte le radiazioni percepite dall’occhio. Dipingere un quadro è ,in effetti, sovrapporre vari colori sulla tela, e in base alle radiazioni poi riflesse l’occhio vede il colore finale. Il disegno, così come l’applicazione di colore su qualsiasi altra superficie, segue le regole della sintesi sottrattiva. I monitor e i display, invece, si basano sui principi della sintesi additiva.

Mentre i colori che si ottengono dalla sintesi additiva sono prevedibili in modo molto preciso, quelli ottenuta dalla sintesi sottrattiva no, in quanto le caratterisctiche della superficie riflettente influenzano molto l’effetto finale.

Quando si disegna a scuola, in sostanza, per essere precisi si dovrebbe parlare di magenta, ciano e giallo come colori primari. Quando si parla di display, è corretto considerare rosso verde e blu.

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OLED: il futuro di monitor e display http://www.idea-ambiente.it/attualita/oled-il-futuro-di-monitor-e-display.html http://www.idea-ambiente.it/attualita/oled-il-futuro-di-monitor-e-display.html#comments Sun, 28 Apr 2013 14:26:44 +0000 Alessandro Stoppa http://ambiente.ideavino.net/?p=193 Nel post di qualche tempo fa “Lampadine:fuori il vecchio dentro il nuovo” abbiamo conosciuto le lampade a fluorescenza, sostituite di quelle a incandescenza e ormai comunemente diffuse. Un’ulteriore evoluzione nel settore dell’illuminazione è costituita dai LED (Light Emitting Diode), ovvero diodi ad emissione luminosa. La proprietà su cui si basa il loro funzionamento è l’elettroluminescenza, cioè la capacità di un materiale di emettere luce se attraversato da una corrente elettrica. Rispetto alle lampadine, i LED hanno consumi inferiori, durata maggiore, non si surriscaldano e non contengo mercurio.

Come saprete, la tecnologia LED oltre che nel campo dell’illuminazione è ormai largamente diffusa anche nel settore degli schermi per televisori, che stanno soppiantando gli LCD. Ma dato che il progresso tecnologico non si ferma mai (per fortuna, aggiungiamo noi), è già pronta anche la tecnologia che sostituirà i LED. Siamo parlando degli OLED, (Organic Light Emitting Diode) ovvero LED costituiti da materiale organico, inteso come materiale principalmente costituito da carbonio. Un OLED è costituito da più strati di materiali semiconduttori organici posti tra due elettrodi, di cui almeno uno trasparente. Tipicamente i materiali organici sono in grado di produrre solo luce bianca, ma con l’aggiunta di opportuni composti elettrofosforescenti, si possono avere OLED in grado di emmettere radiazioni luminose di qualunque colore. Per la produzione degli schermi, si utilizzano strati di OLED che producono i tre colori primari, rosso verde e blu. Lo spessore complessivo dell’OLED risulta inferiore al µm ( un millesimo di millimetro).

Gli OLED necessitano di isolamento in quanto sensibili a umidità e ossigeno, per questo devono essere rivestiti di un materiale trasparente, tipicamente il vetro. Se al posto del vetro si utilizzano polimeri plastici flessibili, grazie al piccolo spessore di questi materiali, si possono ottenere dei display pieghevoli.

A differenza dei display LCD, gli OLED producono luce propria, non necessitano quindi di fonti di illuminazione esterna. Ciò permette di realizzare schermi che, altre ad essere molto più sottili, hanno un consumo energetico pari a zero quando sono spenti, mentre un LCD retroilluminato non è mai realmente spenti del tutto.

Altri vantaggi sono costituiti dal più esteso range di temperatura di funzionamento (da -80 a + 80°C), dalla maggior nitidezza ed angolo visivo, dai tempi di risposta più rapidi e dai consumi energetici ridotti.

I principali svantaggi dei display OLED sono legati alla longevità dei diodi colorati, in particolare di quelli color blu, attualmente inferiore rispetto ad altre tecnologie e, almeno per il momento, i costi di produzione elevati. Inoltre i brevetti legati a questa tecnologia sono di proprietà di pochissime aziende, che richiedono ingenti costi per il loro utilizzo.

La ricerca sta investendo molto in questo settore, in quanto, come potete facilmente immaginare, le applicazioni sono molteplici. Lampade o schermi sottilissimi e plasmabili su qualunque superficie possono permettere di creare ambienti senza lampade in cui sono le piastrelle o le tende a emettere luce, finestre o vetri delle auto che fungono anche da televisione, computer di bordo integrati nei cristalli delle automobili, display di cellulati, portatili, tablet di nuova generazione che, essendo trasparenti, non riflettono la luce del sole e possono essere utilizzati all’aperto senza problemi ecc.

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La Giornata Mondiale dell’Acqua 2013 http://www.idea-ambiente.it/curiosita/la-giornata-mondiale-dellacqua-2013.html http://www.idea-ambiente.it/curiosita/la-giornata-mondiale-dellacqua-2013.html#comments Mon, 25 Mar 2013 15:03:36 +0000 Carmen C. Piras http://ambiente.ideavino.net/?p=181 2013logo_italian

Anche quest’anno si è celebrata il 22 Marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua, evento nato nel 1993 per ricordare l’importanza delle risorse idriche per l’uomo e l’ambiente e dedicato quest’anno al tema “Water Cooperation”, Cooperazione Internazionale per l’Acqua. In occasione di questa giornata, durante tutto il 2013 si svolgeranno una serie di manifestazioni, che avranno luogo in tutto il Mondo. Il calendario è molto fitto ed è descritto sul sito ufficiale della giornata (http://www.unwater.org/water-cooperation-2013/home/en/) in cui è possibile rinvenire maggiori informazioni sull’evento e sull’importanza di prendervi parte.

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“Scienziati e studenti”, quando la scienza è a portata di tutti…… http://www.idea-ambiente.it/curiosita/scienziati-e-studenti-quando-la-scienza-e-a-portata-di-tutti.html http://www.idea-ambiente.it/curiosita/scienziati-e-studenti-quando-la-scienza-e-a-portata-di-tutti.html#comments Tue, 19 Mar 2013 20:39:50 +0000 Carmen C. Piras http://ambiente.ideavino.net/?p=177 E’ cominciata ieri a Roma la manifestazione “Scienziati e Studenti”, organizzata dall’Ufficio Stampa e dall’Ufficio relazioni con il pubblico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per celebrare i 90 anni dell’ente. L’iniziativa, ormai alla VII edizione e dedicata quest’anno al tema “Tra riciclo e sostenibilità”, si propone di avvicinare alla scienza gli studenti delle scuole medie superiori attraverso una serie di incontri interattivi tra ricercatori e ragazzi. I ricercatori illustreranno i propri studi in maniera semplice e comprensibile a tutti e le classi che prenderanno parte alla manifestazione realizzeranno un video su uno degli argomenti proposti dal calendario. I tre video migliori saranno premiati a Genova in occasione del Festival della scienza, durante il quale verranno proiettati tutti i video realizzati dai ragazzi.

Il calendario degli incontri è molto fitto e avrà luogo in numerose città italiane:

  • 18 marzo, Roma: ‘Come e perché i rifiuti devono essere trattati’, Giuseppe Mininni, Istituto di ricerca sulle acque del Cnr (Roma)

  • 21 marzo, Firenze: ‘Conservazione delle risorse: il declino delle energie fossili, le frontiere scientifiche delle fonti rinnovabili, il riciclo industriale dei materiali’, Francesco Meneguzzo, Istituto di biometeorologia del Cnr (Firenze); Gianni Marella, già presidente di Assosele – Associazione delle aziende di selezione e valorizzazione degli imballaggi multimateriali.

  • 5 aprile, Napoli: ‘Scarti vegetali: una preziosa fonte di biomolecole di interesse industriale’, Barbara Nicolaus, Anna Rita Poli e Paola Di Donato, Istituto di chimica biomolecolare del Cnr (Napoli)

  • 11 aprile, Bari, ‘Sostenibilità dei sistemi produttivi agricoli’, Sebastiano Vanadia, Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr (Bari)

  • 12 aprile, Roma: ‘Nano e macro spazzatura’, Franco Gambale, Istituto di biofisica del Cnr (Genova)

  • 18 aprile, Genova: ‘Artico a rischio: un tema attuale illustrato dalla ‘comic art’,  Franco Gambale, Istituto di biofisica del Cnr di Genova e Stefano Aliani, Istituto di scienze marine del Cnr di Lerici (Sp) in rappresentanza del Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr

  • 19 aprile, Milano: ‘Materiali polimerici tra produzione sostenibile, degradabilità o riutilizzo’, Laura Boggioni e Simona Losio, Istituto per lo studio delle macromolecole del Cnr di Milano

  • 10 maggio, Bologna: Energia sostenibile: la più grande sfida del XXI secolo, Nicola Armaroli, Istituto per la sintesi organica e la foto reattività del Cnr (Bologna)

  • 23 maggio, Trento: ‘Fotovoltaico di nuova generazione dai pigmenti della frutta’, Giuseppe Calogero, Istituto per i processi chimico fisici del Cnr (Messina).

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Discutendo di Scienza davanti ad una tazza di caffè…….. http://www.idea-ambiente.it/curiosita/discutendo-di-scienza-davanti-ad-una-tazza-di-caffe.html http://www.idea-ambiente.it/curiosita/discutendo-di-scienza-davanti-ad-una-tazza-di-caffe.html#comments Sun, 10 Mar 2013 15:13:08 +0000 Carmen C. Piras http://ambiente.ideavino.net/?p=163 caffè

Mi rivolgo a tutti gli appassionati di scienza, desiderosi di discutere, scambiarsi opinioni ed esplorare le ultime novità in campo scientifico e tecnologico davanti ad una tazza di caffè, un bicchiere di vino o un aperitivo; il Caffè Scientifico è quello che fa per voi!

DI COSA SI TRATTA?

Si tratta di una serie di incontri organizzati al di fuori del tradizionale contesto universitario e dedicati a tutti coloro che condividono la passione per la scienza. Questi incontri nascono più come dibattiti che come classiche conferenze, in cui il pubblico è coinvolto e può esprimere le proprie opinioni. Per partecipare non bisogna essere degli esperti! Tutti sono i benvenuti e possono prendere parte alla conversazione, che sarà, invece, guidata da un “esperto” dell’argomento trattato, che introdurrà il discorso e offrirà degli spunti di riflessione e discussione. Solitamente la partecipazione ai meeting è gratuita e permette di passare piacevolmente qualche ora a chiacchierare davanti ad una tazza di caffè.

DOVE E QUANDO?

Attualmente in Italia, ma anche all’estero, i caffè scientifici si svolgono con una certa regolarità in numerose città, tra cui Trieste, Trento, Bolzano, Milano, Piacenza, Bologna, Firenze, Livorno, Grosseto, Roma, Pescara, Bari, Catania e Cagliari. Una mappa dettagliata delle sedi degli incontri, con tanto di calendario dei prossimi eventi è reperibile sul sito www.caffescientifici.it. Coloro i quali fossero maggiormente affascinati dalle questioni legate all’ambiente, potranno trovare particolarmente interessanti il caffè scientifico di Firenze, organizzato dall’Associazione Culturale Caffè Scienza, il cui prossimo evento si svolgerà il 21 Marzo 2013 e sarà dedicato al cambiamento climatico globale, l’economia globale e l’agricoltura (www.caffescienza.it), e il caffè scientifico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, CaffExpò, che si tiene settimanalmente in vista dell’Expò 2015, evento che avrà luogo a Milano e sarà guidato dal tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. Tutti i dettagli sono reperibili sul sito www.caffexpo.com.

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Come risolvere il problema dell’arsenico nell’acqua http://www.idea-ambiente.it/attualita/come-risolvere-il-problema-dellarsenico-nellacqua.html http://www.idea-ambiente.it/attualita/come-risolvere-il-problema-dellarsenico-nellacqua.html#comments Sun, 24 Feb 2013 16:42:10 +0000 Rossana http://ambiente.ideavino.net/?p=159 Nonostante siamo nel 2013, ancora oggi esiste il problema dell’acqua non potabile in Italia.

128 comuni italiani, di cui 91 solo nel Lazio100.000 abitanti a cui è precluso l’utilizzo dell’acqua potabile.

La concentrazione di arsenico è troppo alta, con valori che superano di tre\quattro volte il livello massimo ammissibile.

Per la Commissione Europea la questione dell‘arsenico nell’acqua di rete “determinerebbe rischi sanitari, in particolare talune forme di cancro”.

Ad oggi i sindaci dei comuni interessati hanno emesso ordinanze per vietare l’uso dell’acqua potabile di rete a donne in gravidanza e ai bambini sotto i tre anni.

Soluzioni meno drastiche le propone Think:Water, azienda produttrice di sistemi al punto d’uso per il trattamento dell’acqua, con l’annuncio di Arsenic Free, una cartuccia da sottolavandino che filtra l’acqua e la depura, garantendo la rimozione dell’arsenico e dei metalli pesanti.

 

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Qualche informazione in più sull’oro nero…… http://www.idea-ambiente.it/senza-categoria/qualche-informazione-in-piu-sulloro-nero.html http://www.idea-ambiente.it/senza-categoria/qualche-informazione-in-piu-sulloro-nero.html#comments Sun, 17 Feb 2013 18:11:00 +0000 Carmen C. Piras http://ambiente.ideavino.net/?p=149 petrolio img

Molto spesso ci è capitato di sentir parlare dell’aumento del prezzo del petrolio e delle gravi conseguenze per la nostra economia. Ma cos’è esattamente questo materiale e quali sono i suoi utilizzi?

Il petrolio non è altro che una miscela di idrocarburi naturali (composti a base di carbonio e idrogeno) contenente anche, in piccolissime quantità, composti azotati, solforati e ossigenati. Il suo nome deriva dal latino medievale “PETROLEUM”, che letteralmente significa “olio (oleum) di roccia (petrae)”. Termine, quindi, molto antico, così come il suo impiego che risale già ai tempi degli Antichi Greci, che lo utilizzavano per alimentare le lampade e produrre medicinali.

L’industria del petrolio risale alla metà dell’800 quando Edwin Drake permise nel 1859 l’apertura del primo pozzo petrolifero in Pennsylvania. Inizialmente questa miscela trovò come impiego principale quello come fonte di energia per i motori (sostituendo il carbone, suo predecessore) e per l’illuminazione. Negli anni, però, grazie al progresso tecnologico e della chimica, ha trovato numerose altre applicazioni e dal petrolio è stato possibile ottenere le nafte, usate per la pulizia a secco e come solventi, le benzine, il cherosene, il combustibile per i motori diesel e per motori più pesanti, oli lubrificanti, grassi semi-solidi (tra cui la vaselina), la paraffina, il catrame e il bitume per l’asfalto.

Tutti questi prodotti vengono ottenuti attraverso le diverse fasi di lavorazione del petrolio greggio: separazione per distillazione o topping, conversione e trattamento. Il topping è indispensabile per ottenere dal greggio varie frazioni (benzine leggere e pesanti, cherosene, gasolio, ecc.) e viene effettuato tramite colonne di distillazione o frazionamento. Questo processo è seguito dalla conversione, tramite la quale le frazioni ottenute vengono trasformate in prodotti più raffinati. Infine, con il trattamento vengono rimosse le impurità e le sostanze non desiderabili presenti.

Tutti questi processi si svolgono in complessi industriali chiamati raffinerie, che si distinguono, a seconda dei processi di lavorazione effettuati in:

- raffinerie a combustibili, destinate alla produzione di distillati leggeri e medi

-  raffinerie a lubrificanti, destinate a produrre principalmente lubrificanti

-  raffinerie complete, che possono lavorare greggi di vario tipo.

Altri prodotti derivati dal petrolio, ma attraverso processi più elaborati, sono inoltre rappresentati dalla gomma sintetica, i fertilizzanti azotati, le fibre tessili sintetiche e le materie plastiche.

Dalla prima industria petrolifera, la produzione annua di questo materiale è cresciuta via, via costantemente, passando da circa 50 milioni di tonnellate prodotti nel primo decennio del ’900 a circa 540 milioni di tonnellate (oltre dieci volte tanto) solo negli anni ’50.

I principali Paesi produttori di petrolio sono attualmente Arabia Saudita e Stati Uniti, seguiti dalla Russia. Altri grossi produttori sono la Cina, il Messico, il Venezuela, gli Emirati Arabi, il Canada e la Nigeria.

Un mercato, dunque, che è andato progressivamente espandendosi negli anni, con grosse ripercussioni, oltre che sull’economia e lo sviluppo dei Paesi, anche sull’ambiente e gli ecosistemi. Il petrolio, infatti, è causa di grossi problemi di inquinamento che riguardano il suolo, l’aria e l’acqua. E questo per via di:

- perdite da navi petroliere

- infiltrazioni naturali

- perdite da raffinerie o altri impianti

- operazioni di lavaggio delle cisterne

- eruzione di petrolio dai pozzi durante le fasi di trivellazione.

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Tre interessanti novità Green dalla Svezia http://www.idea-ambiente.it/energie-rinnovabili/tre-interessanti-novita-green-dalla-svezia.html http://www.idea-ambiente.it/energie-rinnovabili/tre-interessanti-novita-green-dalla-svezia.html#comments Thu, 03 Jan 2013 09:54:40 +0000 Carmen C. Piras http://ambiente.ideavino.net/?p=141 La Svezia è sempre stata uno dei Paesi più all’avanguardia in materia di ambiente ed ecologia e lo sviluppo sostenibile è uno degli obiettivi principali di questa Nazione. A dimostrazione di questo, nel 2011, il Governo ha presentato una strategia a favore dello sviluppo di nuove tecnologie ambientali, per la quale sono stati investiti 400 milioni di corone svedesi (circa 46 milioni di euro) e il cui scopo è quello di promuovere l’esportazione delle tecnologie ambientali e contribuire alla crescita economica sostenibile del Paese.

Una delle ultime novità green “Made in Sweden” sono le serre verticali, introdotte dalla società svedese Plantagon (www.plantagon.com), il cui scopo è quello di incrementare la produzione agricola, minimizzando la necessità di energia, acqua e pesticidi. L’idea è nata dalla necessità di migliorare la quantità e la qualità dei prodotti agricoli, tenendo in considerazione la crescente urbanizzazione e la riduzione delle superfici a disposizione da destinare alle coltivazioni.

Nelle serre verticali, gli ortaggi sono coltivati in vasi posti su vassoi muniti di serbatoi contenenti una soluzione nutritiva. I vassoi vengono trasportati su un apposito nastro a spirale per diversi piani fino alla base della serra, costituita da una struttura in vetro di forma sferica. Le colture crescono durante il trasporto e sono pronte per la raccolta (effettuata mediante un sistema automatizzato) quando raggiungono la parte inferiore della spirale. Dopo la raccolta, vasi e vassoi vengono puliti e disinfettati e possono essere riutilizzati in un successivo ciclo di coltivazione. Il progetto, avviato a partire dal Febbraio 2012, si sta sviluppando a Linköping, importante centro al sud della Svezia e prima città al mondo a sperimentare questo sistema, che sarà attivo già dal 2013.

 Un’altra idea svedese a favore dell’ambiente è rappresentata dalle abitazioni riscaldate tramite il calore umanoLa prima di queste costruzioni è stata inaugurata a Stoccolma nell’autunno 2011, ospita ben 36 appartamenti e produce la metà delle emissioni di anidride carbonica di un normale edificio. Tali abitazioni, dette case “passive”, sono state successivamente costruite, oltre alla capitale, in diverse città della Svezia, tra cui Göteborg, Helsingborg e Västerås. La strategia vincente che ha permesso di realizzare queste costruzioni a basso consumo energetico, è lo sfruttamento dell’energia a disposizione nella casa stessa, come il calore prodotto dal corpo umano, gli elettrodomestici, la luce elettrica e il sole.

Attualmente, abitazioni di questo tipo si stanno diffondendo anche in Germania, Austria e Olanda, oltrechè in Svezia.

Altre novità ecosostenibili, riguardano l’aeroporto di Arlanda, dove sono state adottate severe misure per ridurre le emissioni di CO2. Grazie a questi provvedimenti (come, ad esempio, l’utilizzo di autobus interni all’aeroporto alimentati a biogas), le emissioni di anidride carbonica si sono ridotte della metà in soli quattro anni, dal 2006 al 2010. Gran parte del merito, però, dev’essere attribuito alla falda acquifera di Arlanda, un serbaio di acque sotterranee (il più grande del mondo) che pompa l’acqua fino agli edifici aeroportuali. La stessa acqua può essere utilizzata in inverno  per sciogliere la neve e pre-riscaldare l’aria di ventilazione negli edifici, con un risparmio energetico che equivale all’energia consumata da 2000 abitazioni familiari. Entro il 2022, inoltre, sorgerà attorno all’area di Arlanda un nuovo centro dedicato alle tecnologie ambientali, che unirà ricerca e innovazione in materia di sostenibilità.

Oltre a queste novità, non bisogna dimenticare che la Svezia ha sempre tenuto in considerazione in vari settori il rispetto dell’ambiente, dalla gestione e il riciclaggio dei rifiuti, alla produzione di cibo organico e tessuti ecocompatibili, ai trasporti. In questo Paese, infatti, tutti i treni sono alimentati ad energia elettrica, idroelettrica o eolica, com minime emissioni di CO2. Inoltre, l’intero sistema ferroviario metropolitano di Stoccolma funziona ad elettricità verde e, nel 2009, ai già 80 presenti nella città, sono stati aggiunti 28 autobus alimentati a biogas, più altri 127 alimentati ad etanolo. L’obiettivo è che entro il 2025 tutti i trasporti pubblici siano alimentati da energie rinnovabili e carburanti ecologici.

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Lampadine: fuori il vecchio, dentro il nuovo http://www.idea-ambiente.it/energie-rinnovabili/lampadine-fuori-il-vecchio-dentro-il-nuovo.html http://www.idea-ambiente.it/energie-rinnovabili/lampadine-fuori-il-vecchio-dentro-il-nuovo.html#comments Fri, 30 Nov 2012 19:23:24 +0000 Alessandro Stoppa http://ambiente.ideavino.net/?p=122 Spesso le novità in campo tecnologico soppiantano i modelli esistenti, che diventano rapidamente obsoleti. Questo articolo è dedicato a quella che è stata una delle più importanti invenzioni del XIX secolo, la cui prima versione è stata recentemente mandata in pensione: la lampadina.

La prima lampadina, detta a incandescenza, è stata inventata da Thomas Edison nel 1878, ed era costituita da un filamento di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica, posto all’interno di un bulbo di vetro in cui era stato creato il vuoto. Successivamente il filamento di cotone carbonizzato, che si consumava rapidamente rendendo breve la vita della lampadina, venne sostituito da un filamento di tungsteno. Grazie all’effetto Joule il filamento, surriscaldato dalla corrente, emetteva una radiazione luminosa visibile. Nelle lampadine a incandescenza più moderne, il vuoto all’interno del bulbo è stato poi sostituito da un gas inerte, come argon o kripton. La durata della lampadina è legata al tungsteno che costituisce il filamento, che sublima durante il funzionamento della lampadina e si assottiglia fino a rompersi. Questo è ciò che accade quando una lampadina “si brucia”. Di tutta l’energia elettrica consumata, solo una piccola percentuale (5 – 10%), viene convertita in luce, il resto viene dissipato. Per questo motivo le lampade a incandescenza, ritenute a efficienza troppo bassa, sono state dal 2009 messe fuori mercato da una Direttiva della Comunità Europea e sostituite dalle più prestanti lampade a fluorescenza,comunemente chiamate a “basso consumo”. In Italia la Direttiva è stata definitivamente recepita dal 1 settembre 2012, data da cui, sugli scaffali dei supermercati, si possono trovare solo le lampadine a basso consumo.

Le lampade a fluorescenza (comunemente ed impropriamente dette le lampade al neon) sono costituite da un tubo di vetro la cui superficie interna è rivestita da un materiale fluorescente contenente fluoro. All’interno del tubo viene dapprima creato il vuoto, e poi vengono introdotti un gas nobile (argo, xeno o neon) e una piccola quantità di mercurio liquido. Il mercurio evapora parzialmente, fino a che la fase liquida e quella gassosa entrano in equilibrio. Grazie a due elettrodi posti agli estremi del tubo si crea una differenza di potenziale, che eccita il vapore di mercurio il quale, a sua volta, emette radiazioni ultraviolette. Il fosforo presente nel rivestimento interno, investito da tali radiazioni, emette luce visibile.  Le lampadine “a basso consumo” che hanno sostituito le lampade a incandescenza sono delle lampade fluorescenti compatte, in cui il tubo di vetro è ripiegato fino a occupare un volume analogo alle vecchie lampadine e in cui il circuito di alimentazione è inserito in un innesto a vite simile a quelli tradizionali.

Le lampade a fluorescenza hanno un consumo energetico considerevolmente ridotto rispetto alle lampade a incandescenza. Sulle confezioni potere trovare il consumo effettivo della lampadina, indicato in watt, e il corrispondente consumo di una lampada a incandescenza in grado di fornire analoga intensità luminosa. Hanno inoltre una vita mediamente 10 volte superiore.

D’altro canto queste lampadine contengono, anche se in piccole quantità, del mercurio, un metallo fortemente inquinante. Per questo motivo è importante che siano opportunamente smaltite riconsegnandole ai rivenditori o conferendole nei centri di riciclaggio, dove tutti le componenti potranno essere correttamente recuperati.

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