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lampadina a basso consumo - lampadina a incandescenza | Idea Ambiente

Lampadine: fuori il vecchio, dentro il nuovo

di

lampa5

Spesso le novità in campo tecnologico soppiantano i modelli esistenti, che diventano rapidamente obsoleti. Questo articolo è dedicato a quella che è stata una delle più importanti invenzioni del XIX secolo, la cui prima versione è stata recentemente mandata in pensione: la lampadina.

La prima lampadina, detta a incandescenza, è stata inventata da Thomas Edison nel 1878, ed era costituita da un filamento di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica, posto all’interno di un bulbo di vetro in cui era stato creato il vuoto. Successivamente il filamento di cotone carbonizzato, che si consumava rapidamente rendendo breve la vita della lampadina, venne sostituito da un filamento di tungsteno. Grazie all’effetto Joule il filamento, surriscaldato dalla corrente, emetteva una radiazione luminosa visibile. Nelle lampadine a incandescenza più moderne, il vuoto all’interno del bulbo è stato poi sostituito da un gas inerte, come argon o kripton. La durata della lampadina è legata al tungsteno che costituisce il filamento, che sublima durante il funzionamento della lampadina e si assottiglia fino a rompersi. Questo è ciò che accade quando una lampadina “si brucia”. Di tutta l’energia elettrica consumata, solo una piccola percentuale (5 – 10%), viene convertita in luce, il resto viene dissipato. Per questo motivo le lampade a incandescenza, ritenute a efficienza troppo bassa, sono state dal 2009 messe fuori mercato da una Direttiva della Comunità Europea e sostituite dalle più prestanti lampade a fluorescenza,comunemente chiamate a “basso consumo”. In Italia la Direttiva è stata definitivamente recepita dal 1 settembre 2012, data da cui, sugli scaffali dei supermercati, si possono trovare solo le lampadine a basso consumo.

Le lampade a fluorescenza (comunemente ed impropriamente dette le lampade al neon) sono costituite da un tubo di vetro la cui superficie interna è rivestita da un materiale fluorescente contenente fluoro. All’interno del tubo viene dapprima creato il vuoto, e poi vengono introdotti un gas nobile (argo, xeno o neon) e una piccola quantità di mercurio liquido. Il mercurio evapora parzialmente, fino a che la fase liquida e quella gassosa entrano in equilibrio. Grazie a due elettrodi posti agli estremi del tubo si crea una differenza di potenziale, che eccita il vapore di mercurio il quale, a sua volta, emette radiazioni ultraviolette. Il fosforo presente nel rivestimento interno, investito da tali radiazioni, emette luce visibile.  Le lampadine “a basso consumo” che hanno sostituito le lampade a incandescenza sono delle lampade fluorescenti compatte, in cui il tubo di vetro è ripiegato fino a occupare un volume analogo alle vecchie lampadine e in cui il circuito di alimentazione è inserito in un innesto a vite simile a quelli tradizionali.

Le lampade a fluorescenza hanno un consumo energetico considerevolmente ridotto rispetto alle lampade a incandescenza. Sulle confezioni potere trovare il consumo effettivo della lampadina, indicato in watt, e il corrispondente consumo di una lampada a incandescenza in grado di fornire analoga intensità luminosa. Hanno inoltre una vita mediamente 10 volte superiore.

D’altro canto queste lampadine contengono, anche se in piccole quantità, del mercurio, un metallo fortemente inquinante. Per questo motivo è importante che siano opportunamente smaltite riconsegnandole ai rivenditori o conferendole nei centri di riciclaggio, dove tutti le componenti potranno essere correttamente recuperati.

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